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Days of Hate – “America First” | Recensione

Tempo di lettura: 3 minuti

Descrivere il tempo in cui si sta vivendo è un compito da sempre difficilissimo e spesso riconosciuto solo a posteriori. Molti autori di fumetti hanno già dato spazio di recente a queste tematiche sociopolitiche, declinandole però sempre in chiave futuristico-distopica. Per citare Matrix “questo è il mondo come lo conoscevate all’inizio del nuovo millennio…e questo è quello che esiste ora”. Collocare temporalmente un’opera ai giorni nostri ha l’ambivalente significato di porre, se possibile, ancora di più l’accento sui problemi e sulle derive in cui si sta spingendo la nostra società, ma anche e soprattutto quello di lasciare all’ignoto quello che verrà dopo. Mentre il primo tipo di approccio ha insito un aspetto rassicurante verso il presente, come a dire “questo è il futuro che ci aspetta…ammesso che non facciamo qualcosa”, parlare al quasi-presente non offre altrettanto rosee prospettive al lettore. Non è più “in un futuro lontano lontano” ma siamo nel 2022 e quello di cui stiamo parlando è Days of Hate di Ales Kot e Danijel Zezelj, pubblicato oltreoceano da Image Comics ed edito in Italia dalla caparbia Eris Edizioni. Proprio in occasione dello scorso Napoli Comicon abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchere con Danijel, trovate l’intervista qui.

Quella raccontata da Days of Hate è una tragedia ambientata nel 2022, in un’America ormai completamente assorbita dalle spinte suprematiste e violente di cui siamo continui spettatori. Come tutte le tragedie, la violenta repressione di un regime sostanzialmente fascista colpisce in maniera completamente fortuita. Kot e Zezelj decidono di concertarsi su una coppia di donne divise proprio da questi eventi. Da una parte Huian Xing braccata dalla morsa del potere, dall’altra l’ex-moglie Amanda Parker. Le due non hanno dei facili trascorsi e a ricalcare il tema generale del volume, l’odio che tanto le ha portate a prendere strade diametralmente diverse, ora le riporterà ad incrociare i propri cammini. L’odio è quello cieco, bigotto e irrazionale è un fil rouge che accompagnerà il lettore sin dalle prime pagine, dove sullo sfondo veniamo a conoscenza dell’ennesimo attacco terroristico a sfondo omofobo. Amanda è ormai lanciata in una guerra, una lotta disperata per restituire la libertà a coloro che sono stati schiacciati dall’avvicendarsi a vertici delle istituzioni. Una lotta che secondo la donna non può più essere solo combattuta a parole ma a cui devono seguire delle conseguenze. Le posizioni radicali di Amanda hanno avuto ed hanno tuttora delle ripercussioni anche sulla vita dell’ex-compagna Huian.

Days Of Hate (2018): Chapter 1 - Page 14

E’ proprio quando Amanda mette in atto la propria vendetta che la morsa del potere si stringe intorno al primo collegamento: Huian. Come V per Vendetta ci aveva mostrato, anche per Ales Kot il potere è rappresentato da colletti bianchi, immagini all’apparenza rassicuranti e nomi che suonano come antitesi stridenti. Peter Freeman l’ispettore capo dell’agenzia antiterroristica interna fa dunque convocare Huian per scoprire quanto più possibile sull’amante in fuga. Un amore nato e cresciuto nel lutto e infine distrutto dall’odio. La cosa paradossale ma al contempo grande specchio dei nostri tempi è la non sovraesposizione della violenza. Non c’è una minaccia nitida, ad incombere e motivare le due donne. Nonostante questo la tensione è palpabile e il clima opprimente, a ricalcare le premure di un regime che poggia le sue fondamenta su un muro di apparenza e rispettabilità.

Come con The New World, Ales Kot riesce a riadattare il suo stile sulla base dell’artista con cui si trova a collaborare. Il lavoro di Zezelj riesce a sbocciare in tutta la sua potenza espressiva ed evocativa. Le chine di Zezelj donano un’atmosfera fumosa ai flashback che si intervallano al corso presente della storia. Più che la mimica facciale, l’artista croato fa da sempre il suo cavallo di battaglia l’impressione, l’impatto generale che il lettore ha della tavola. Anche in questo caso, le sfumature di nero appesantiscono il tono delle vignette aumentando la sensazione di oppressione che percorre il primo atto. Quello vissuto da Amanda e Huian è un dramma onirico, vago e caliginoso. L’impostazione della tavola è semplice strumento nell’economia della storia, in un crescendo di tensione e pathos di rara bellezza. Particolarmente interessante è quinto capitolo, esclusivamente sviluppato su tre vignette, tre soggettive, tre personaggi, tre vite avviluppate fra di loro. Se non lo avete già fatto, vi consiglio caldamente di andare a recuperare il primo atto di questa serie perché è un bellissimo spaccato dei nostri giorni e visivamente un vero gioiellino.

Days Of Hate (2018): Chapter 5 - Page 6

To put it simply 17€
  • Days of Hate Atto Primo - "America First"
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Sinossi

Stati Uniti d’America, 2022. La supremazia bianca è al potere. Due donne vengono divise da un terribile lutto. Una finisce nelle braccia dello stato di polizia che controlla l’ordine pubblico e sociale. L’altra sceglie di combattere contro i suprematisti bianchi per rabbia, per odio, per il diritto alla propria identità e alla libertà. Questa è la storia di una guerra, una tragedia in due atti che porta il lettore in viaggio per degli Stati Uniti cupi, feroci, senza speranza dove l’unica alternativa possibile sembra essere o la violenza, la guerriglia, o una resistenza più sottile per non cedere alle pressioni psicologiche del sistema.
Una storia in due volumi il cui secondo uscirà nell’autuno 2019.

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