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Dalla Pigna Episodio #8

Tempo di lettura: 5 minuti

La prima rubrica settimanale di Comics Authority

“Dalla Pigna” è una rubrica settimanale che vi racconta brevemente quelle che sono state le nostre letture/acquisti durante la settimana appena trascorsa. Oltre che un monito contro la formazione della pigna di volumi – tipica dell’appassionato affetto dalla sindrome da lettore inadempiente – questa rubrica vuole essere uno stimolo per voi, ma sopratutto per noi, alla conversazione fumettistica e a favorire un scambio di idee sull’immenso parco di pubblicazioni in cui siamo immersi. Un po’ come se andaste da un amico e gli chiedeste “che stai leggendo ultimamente?”.

 Hitman vol.1 

Sta settimana un abbuffata di letture di una certa caratura. Partiamo con il buon Garth Ennis e il suo Hitman. Questa mi è stata indicata da molti come una delle opere migliori dello scrittore irlandese, al pari – se non superiore secondo alcuni – al suo ben più noto e blasonato Preacher. E in effetti di un puro, purissimo, Ennis stiamo parlando. Una fumetto tanto divertente quanto dissacrante che, come suggerisce l’introduzione al volume e la dedica finale dello stesso Ennis, deve moltissimo al cinema orientale di John Woo, da cui lo scrittore pesca a piene mani. Tommy Monaghan, il nostro Hitman, è un sicario della parte irlandese di Gotham City che uccide solo “gente cattiva”. Viene morso da un alieno, evento che gli conferisce vista a raggi-x e la capacità di leggere le menti altrui telepaticamente. Manco a farlo apposta scie interminabili di esecuzioni, morti, mutilazioni lo seguirano per quasi l’interezza del primo volume.  Proprio come nel cinema di Woo il piombo scorre a fiumi abbracciando da subito una atmosfera profondamente surreale. Non vi aggiungo altro perché non voglio spoilerarvi quel poco che succede in queste prime 160 pagine.

 Criminal vol.3, 4

Il terzo volume di Criminal di Brubaker è una raccolta di storie brevi apparentemente slegate l’una dall’altra. Tra queste storie assistiamo ad una improbabile e insperata ascesa nel mondo della malavita locale, al non-ritorno di un uomo dal Vietnam, ad una mal riuscita vendetta condita con una bellissima femme fatale. Brubaker ci porta a spasso nel passato di Center City. Il filo conduttore con gli episodi precedenti della serie sono ancora la famiglia Lawless, sta volta il padre dei fratelli Lawless: Taegar Lawless.  Come è solito dello scrittore di Sleeper e Kill or Be Killed, nulla accade per caso ed intorno all’esplorazione di personaggio, Brubaker riesce a imbastire un intreccio che contestualizza ed amplia l’universo di Criminal. 

Sono gli anni ’70, gli anni del Vietnam e non è che Teagar Lawless fosse un stinco di santo prima di questa. Se non altro la sua misera parabola, getta una luce ancora più oscura sull’infanzia dei fratelli Lawless e in certo senso fa quadrare i conti. La vicenda di Taegar invece incastonata in un a storia di amore, ma come può l’amore sbocciare in una terra simile? Una città sudicia e sporca fino al midollo, che se riesce ammazza tutti coloro troppo deboli per emergere, mentre se non ci riesce semplicemente li prosciuga. Brubaker ci mostra come in certe storie non si può e che semplicemente i “buoni” sono destinati a soccombere ad una violenza ed una bestialità che non gli appartiene e che non riescono a gestire.

Il quarto episodio di Criminal, intitolato ‘Bad Night’ è proprio una perla, un capovolgimento di prospettive totale e magistralmente orchestrato. Su questo non vi dico proprio niente perché ve lo dovete godere a pieno. Probabilmente spodesta le altre storie di Criminal che ho letto finora e si posiziona in cima. Davvero un piccolo gioiello tra la sensualità delle chine di Sean Phillips e le donne meravigliose che Brubaker riesce a scolpire nell’immaginario dei lettori. Bello bello bello.

 

 Hellblazer – Fame, Jamie Delano

John Constantine è da sempre un capitolo dolente delle mie letture, troppo lungo aspettare di recuperarlo in toto prima di leggerlo, troppe le edizione e gli story-arc tra cui raccapezzarsi. Ad aggiungersi a questo ultimamente c’è che vivo da quasi 5 mesi fuori dall’Italia, lontano dai pochi volumi che possiedo di questo bastardo di un inglese. In questi giorni però mi son ritrovato tra le mani le scan(tanto ce l’ho il volume non me cagate il cazzo) di Fame e mi son detto perché non rileggerlo. Constantine per chi non lo sapesse è stato creato da uno scrittore che – non credo di ricordare male a tal proposito – non ha mai avuto modo di scrivere una storia sulla testate di Hellblazer: Alan Moore. Constantine fu plasmato dal mago di Northampton all’interno della sua meravigliosa run su Swamp Thing, in cui il personaggio creato da Lein Wein, venne rivoltato come un calzino e tramutato in un capolavoro senza tempo che tutti conosciamo. Come pochi altri casi fortunati (il paragone più immediato che mi viene è quello di Lucifer, nato come spin-off di Sandman), Constantine era già un personaggio chiave in Swamp Thing che con questa aura misteriosa aveva guidato un elementale nella sua impresa.

Jamie Delano con Fame riprese da subito lo spirito verace ed impertinente di quell’inglesotto di John Constantine. Il classico figlio di buona donna, nato per volere di John Totleben e Stephen Bissette, i quali nelle fasi preparatorie di Swamp Thing, chiesero a Moore di inserire un personaggio che avesse le fattezze di Sting (link).

Constantine si può dire che appartiene a quella risma di eroi atipici (quasi anti-eroi). Chiaramente Machiavellico, lo stregone col trench opera in una zona in cui i contorni tra bene e male sono volutamente sfumati. In questa prima storia, Constantine si dovrà frapporre fra la città di New York e il demone della fame che è stato involontariamente sguinzagliato da quel junkie di Gary Lester. La storia, divisa in due parti fa chiaro riferimento a quanto visto in Swamp Thing 37 in cui avevamo assistito alla morte di Emma. Infatti Lester ha combinato proprio un bel pastrocchio pensando di affidare la custodia della bottiglia in cui era stato imprigionato lo spirito. Non trovando John in casa a Londra, Lester pensa bene di inviare il tutto oltreoceano, a casa di Emma amica di John.

Fame é una sottilissima metafora dell’impoverimento della condizione umana. Uomini benestanti e facoltosi, vengono assaliti da una fame incontrollabile/insensata (come quella instillata dall’incalzare del capitalismo) e più questi individui ingurgitano più il loro corpo viene prosciugato. Simbolico anche il fatto che tutto sia partito dall’Africa, continente stremato dalla fame – quella vera – e dalla povertà. Bastano poche pagine a Delano per dare una prima importantissima svolta e un imprinting al personaggio di John Constantine. La svolta della vicenda e la conclusione della storia marchiano indelebilmente la natura controversa di Constantine.

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