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Dalla Pigna Episodio #6

Tempo di lettura: 7 minuti

La prima rubrica settimanale di Comics Authority

“Dalla Pigna” è una rubrica settimanale che vi racconta brevemente quelle che sono state le nostre letture/acquisti durante la settimana appena trascorsa. Oltre che un monito contro la formazione della pigna di volumi – tipica dell’appassionato affetto dalla sindrome da lettore inadempiente – questa rubrica vuole essere uno stimolo per voi, ma sopratutto per noi, alla conversazione fumettistica e a favorire un scambio di idee sull’immenso parco di pubblicazioni in cui siamo immersi. Un po’ come se andaste da un amico e gli chiedeste “che stai leggendo ultimamente?”.

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 Rumble #11-15:

Terzo e ultimo story-arc, sviluppato dalla coppia che ha creato per la prima volta Rumble (dopo il #15 la serie si prenderà una lunga pausa per poi riprendere questo 2018 con Rubin ai disegni). Numerosi plot twist mi hanno ricordato quando Rumble sia un chiaro esempio di come scrivere una storia, sostanzialmente semplice, ricca di azione ma MAI scontata. Negli ultimi due archi narrativi abbiamo avuto modo di carpire meglio la psiche di Rathraq, la sua missione e il suo lacerante desiderio di tornare ad un passato che lo vedeva protagonista maestoso e imbattibile. Insieme a Rathraq assistiamo ad una netta crescita e maturazione di tutti gli altri comprimari, anche loro temprati dal fato beffardo. Un vero peccato che questa serie sia tuttora nell’oblio editoriale italiano perché costituisce un connubio quasi perfetto tra battaglie e riflessioni. Innegabile la malinconia che ha accompagnato l’ultimo numero di Harren, il cui tratto è stato una colonna portante per 2 anni e più di pubblicazione. Sono sicuro che Rubìn abbia le capacità e sopratutto i mezzi per rendere onore allo stampo e alle atmosfere che James Harren ha saputo imprimere sin da subito a questo titolo e sono anche abbastanza sicuro che il disegnatore Galiziano saprà – al solito – aggiungere del suo anche a questa serie.

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 Showman Killer vol.2, 3 

Provenendo dalla lettura di Juan Solo non posso non menzionare come Showman Killer alla fine de conti sia un bel rimpasto di idee che Jodorowsky sfrutta da sempre nel suo corredo di storie. Alcuni elementi dissacranti tipici dello scrittore sono qui e li riproposti in modo più o meno vincente. Nonostante i disegni siano degni di una epopea spaziale come poche altre ce ne sono in giro, Showman Killer manca di quella forza struggente che coglie sul finale Juan Solo e che dona significato all’intera opera. Sempre nel confronto con Solo la visione finale che Jodorowsky sembra dare in questo caso è diametralmente opposta a quella espressa in Showman Killer. La mini resta comunque un prodotto ben scritto ma esclusivamente fine a se stesso e sempre ricco di trovate e spunti interessanti. Sicuramente non l’opera migliore per avvicinarsi all’autore, credo questo sia abbastanza palese.

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 Batman #1-15

Spinto dalla mandria che ormai acclama sempre più a gran voce Tom King a nuovo demiurgo dei comics, ho finalmente preso l’iniziativa e mi son messo a leggere il suo Batman. Se leggete questa rubrica sapete che il suo Visione non mi è piaciuto per niente e trovo irritanti le mandrie di voci belanti che lo proclamano il capolavoro che decisamente non è, ma una seconda chance non si nega a nessuno. Il responso è sicuramente qualcosa di diverso dalla controparte marvelliana (se di controparte si può parlare). Se si esclude infatti un primo story-arc dimenticabile, che ha il solo scopo di introdurre Gotham Girl e assurgere ancora una volta Bruce a figura paterna, il secondo volume “I am suicide” è di tutta un’altra pasta. C’è ritmo, c’è un’idea complessa che viene impiantata proprio in questo frangente e che immagino si protrarrà fino ai numeri attuali: il mistico rapporto con Selina. King tira in ballo questo rapporto conflittuale tra i due astraendolo dal lavoro storico di Loeb e Sale (motivo in più per avere come secondo copertinista proprio quest’ultimo). King fa leva su questo aspetto a lungo lasciato inesplorato per ribaltare una figura tetra e incorruttibile come quella del cavaliere oscuro. Lo scrittore prende confidenza pian piano con questo approccio che rimane sottotraccia ma mai assente. Miller stesso aveva tentato questa via ponendo come termine ultimo di questa evoluzione un UOMO FORTE che di fronte alla grandezza del passato decide di riaffermare con ogni mezzo la sua voce nel mondo. Se vogliamo in quest’ottica ha senso parlare di ‘nuovo umanesimo’ (come ho sentito dire in alcuni gruppi) in quanto l’idea che questo suggerisce è più vicina al rapporto che Lemire da sempre cercato di instaurare con i propri personaggi. Fa un po’ storcere il naso vedere un Batman così ‘umano’, così impunemente esposto (quasi fragile in alcuni frangenti), ma non nego che l’idea sia quanto meno affascinante. A dare spessore a questo ci sono sicuramente le tavole di Mitch Gerads e soprattutto le magnifiche composizioni di Janin. Il numero 12 è un gioiellino di composizioni, pose e movimenti. Al contrario a Finch gli so morte le mani perché sembra un pezzo de legno.

 Doom Patrol vol.1

Oh parlare della Doom Patrol non è facile perché dopo una prima fase iniziale particolarmente disorientante sono rimasto completamente stregato della fantasia di Grant Morrison messa su carta. Veramente, non credo esista una cosa simile tra quelle che ho letto finora. Anzi forse qualcuno ci si avvicina ma ve lo lascio per le conclusioni finali.
Morrison ha ripescato questo gruppo di super più o meno nello stesso periodo di Animal Man e questo vi fa solo immaginare che botta di periodo possa essere stato quello che ha visto quasi contemporaneamente pubblicare Animal Man e la Doom Patrol. Ad ogni modo, Morrison stesso nella sua introduzione dichiara di voler tornare a quelle atmosfere insolite, surreali e bizzarre che hanno caratterizzato la Patrol degli anni in cui lui stesso la leggeva. Lo ha detto e lo ha fatto. Un gruppo di svitati dal superpoteri bizzarri tanto – se non di meno – quelli degli avversari che si troveranno a fronteggiare. Troveremo Cliff Robotman, ossia il cervello di un uomo trapiantato in un avvilente e frustrante corpo cibernetico. Rebis, l’essere con caratteristiche sia femminili che maschili nato dal matrimonio alchemico tra Larry Trainor ed Eleonor Poole. Crazy Jane una donna che in seguito ai terribili stupri subiti ha sviluppato 64 personalità diverse, ognuna delle quali – dopo la bomba genetica – con un superpotere diverso. Per non parlare degli antagonisti vera rivelazione e fonte di sviluppi impensabili per l’intera durata della serie: Holly la ragazza dotata di superforza solo quando dorme; un uomo che ha tutti i superpoteri TRANNE quelli a cui si pensa; il signor Nessuno a capo della strampalata Confraternita del Dada. Tutto questo trip passato per l’uccisione di “Dio”, coscienze rappresentate dalle fermate di una metropolitana e dipinti che divorano città intere. L’unico che finora si avvicini alla lontana alla follia che potete trovare nella Doom Patrol di Morrison è Gerard Way nella sua Umbrella Accademy.

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 A.B.C – Fallout (da 2000 AD Prog #2061-2071) 

Eh si ho cominciato questa semi avventura nell’universo di 2000 AD da sempre grande palestra di talenti inglesi che hanno dato nel tempo un grandissimo contributo al mondo dei comics. L’ho fatto un po’ per mettermi alla prova, un po’ per sperimentare qualcosa che non avessi mai letto e l’ho fatto iniziando proprio con “A.B.C Warriors – The Fallout”, che per sta per Atomic Bacterial Chemical Warriors. Questo gruppo storico di robottoni, creato da Pat Mills (qui anche ai testi) inizialmente impiegati per condurre una guerra che si è conclusa 100 anni fa. Impiegati originariamente per la loro resistenza a conflitti atomici, batteriologici e chimici questi guerrieri sono stati arruolati per portare pace sulle colonie di Marte dove imperversa una guerra civile. E’ stato un bel salto nel buio e raccapezzarmi in mezzo a questo slang futuristico che Mills usa e ai vari riferimenti a storie passate è stato un bel bagno di sangue. Una fatica che però è stata pienamente ripagata dalla una storia politicamente scorrettissima, tamarra e profondamente satirica dove gli agenti governativi, i G-men, che rincitrulliscono la popolazione agendo sul flusso di pensieri a cui hanno accesso grazie a Thought-book. Se tutto questo non vi solletica un minimo andatevi a vedere un paio di tavole iper-realistiche che il buon Clint Langley ha realizzato per l’occasione. Mai sentito nominare Langley? Beh manco io ma è per robe come queste che mi son imbarcato in questa lettura.

Per i più curiosi vi lascio il link alla pagina wiki sugli ABC Warriors.

 Giant Days vol.1

Concludiamo con Giant Days vol.1, serie che non avevo assolutamente previsto di iniziare a leggere ma che si è rivelata una piacevole scoperta. Il contesto è quello universitario inglese in cui 3 ragazze Daisy, Esther e Susan si ritrovano a combattere con i piccoli problemi di ogni giorno tra una lezione e la successiva. Ma che cazzo te sei andato a comprà? Sembra assurdo ma Giant Days mi ha fatto ridere di gusto ben più di una volta e con le sue battute irreverenti John Allison è riuscito a  delineare tre personalità semplicemente uniche e a catapultarmi nel loro mondo fatto di trip mentali, autoironia e paradossali situazioni tragicomiche. Molto simile a le classiche sit-com americane o se volete un esempio fumettistico allo Strangers in Paradise di Terry Moore. Una caleidoscopio di scenari quotidiani ingigantiti fino al caricaturale dalla lente della post adolescenza. Un ventaglio di tematiche attuali proposte con situazioni tanto ricorrenti che tutti possono immedesimarci e allo stesso tempo rimanerne profondamente divertiti. Inevitabile non affezionarsi in breve tempo alle tre ragazze per quanto classici stereotipi di questo genere.

 

 

 

 

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