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Descender: la favola robotica di Tim-21 | Recensione

Tempo di lettura: 4 minuti
La fantascienza di Jeff Lemire dopo Trillium

Descender é una di quelle storie che a raccontarle si finisce per immaginarsele molto diverse da come realmente sono. Nel immaginario comune infatti, la fantascienza può riassumersi in una sfilza di film hollywoodiani noti ai più. Al più qualche libro dai. Per quelli più smaliziati fra noi, la fantascienza può essere associata a opere più ricercate ed eccentriche, per altri più cupe e disturbanti. La fantascienza come ce la propone Jeff Lemire però attinge a questa solo in parte. Sarà per le tavole dall’atmosfera così remota e disincantata di Dustin Nguyen, ma Descender è per tanti versi più simile a una “favola” di fantascienza.

Un po’ sulla trama

Tutto comincia su Niyrata dove, tra la coltre di sfumature di acquerello di Nguyen, la vita procede con sospettosa tranquillità e indifferenza.

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Razze umane e aliene convivono affiancate dai robot e, come al solito, nulla sembra poter turbare la quotidianità. Nulla di più sbagliato, perché la situazione precipita rapidamente e da un instante all’altro, in diversi sistemi planetari compaiono delle macchine gigantesche, i Mietitori. Manco a farlo apposta, quest’ultimi spazzano via gran parte della popolazione “a base di carbonio”. Da allora l’unione galattica, chiamata CGU, ha perso molta della sua credibilità ma sopratutto è partita la caccia alle streghe, in questo caso ai robot. Accusati di aver tentato lo sterminio di massa, le macchine vengo bandite e costrette alla clandestinità. Dieci anni dopo, su una luna mineraria, un bambino si risveglia di soprassalto. La situazione appare da subito strana, la stazione lunare è insolitamente vuota e spettrale. I cadaveri non tardano a comparire e si apprende che, in seguito ad una perdita di gas nelle miniere, l’avamposto è stato evacuato. Quelli che sono rimasti a terra sono morti da tempo e tra questi anche la “madre” del bambino. Tim (nome di quest’ultimo) è vivo per il semplice fatto che lui stesso è un robot. Qui la vicenda si dipana perché inoltrando un SOS dall’avamposto lunare, Tim – più precisamente Tim-21 – diviene il ricercato numero uno sia del CGU, sia dei rottamatori Gnishani, bellicosi alieni che si sono allontanati dalla sfera di influenza del CGU. Sulle tracce del robottino anche il Cablato, gruppo terroristico per la sopravvivenza e la riaffermazione della “razza” robotica. Ogni fazione sembra celare i propri intenti dietro questa ricerca. Piuttosto scontato che tutto questo possa essere collegato con i Mietitori. Non ci fosse già abbastanza carne al fuoco, metteteci anche il “fratello” umano di Tim-21, scampato miracolosamente alla morte e divenuto un rottamatore provetto, Andy – nome di questo biondo belloccio – si fa prendere dal “Lunedì feels” e parte anch’egli alla ricerca del pupo più ricercato della galassia.

Qualche considerazione

Beh, finora che idea vi siete fatti di Descender? Sono abbastanza sicuro che se lo aveste letto, sapreste perché quest’idea non rispecchierebbe perfettamente questo fumetto. Dopotutto, Jeff Lemire ci ha sempre mostrato apertamente il suo modo particolarissimo di affrontare le sue storie. É proprio in progetti di questo genere infatti, che lo scrittore canadese si abbandona alle sue influenze indie, libero dai paletti imposti dalle major. Black Hammer è un altro esempio di come lo scrittore sappia coinvolgere il lettore, imbastendo trame che spesso gravitano più intorno ai personaggi che alle vicende. Lemire infatti, ha da sempre posto l’accento sui drammi personali e familiari di ogni suo personaggio e qui non viene meno a questa filosofia. A differenza del fumetto main stream che guarda alla sfera drammatica solo quando vuole de-costruire, le opere dello sceneggiatore canadese puntano molto su questo per dare prospettiva e solidità alla vicenda. I suoi personaggi non sono meno vivi e sfaccettati di quanto non fossero quelli di Essex County. Descender però non è solo questo. Affidare i disegni ad un’artista come Dustin Nguyen è in certo senso una dichiarazione di intenti. “Non è la solita storia di fantascienza”. L’acquerello dello statunitense ne è una dimostrazione. Gioca spesso per sottrazione per rendere a pieno le atmosfere asettiche e futuristiche.

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Usa sapientemente colori freddi per raffigurare ambientazioni dello spazio profondo. Il characters design è essenziale ma mai scontato. Se devo fargli una critica soffre un pochino in alcuni frangenti un po’ più movimentati, dove l’acquerello non gli consente di essere così preciso. Per il resto, dopo 21 numeri continua a essere sempre più convincente. Nel volume 4 in particolare, disegna un’intero albo muto, impostando ogni pagina su 3 vignette verticali. Tre vignette per portare avanti tre sequenze, tre personaggi diversi.

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Roba che poteva beccarsi un Eisner solo per quel numero, però questi continuano a darlo alla Staples l’Eisner, che volete da me. Beh, direi che vi ho ammorbato anche più del dovuto con questo post. Motivi per dargli una possibilità ormai ne avete a sufficienza.

Al solito vi lascio qui sotto un link per acquistare, ad un prezzo scontato su Amazon, i volumi di cui abbiamo parlato in questo post. Ricordatevi che acquistando da li potrete anche contribuire alla causa Comics Authority.

Noi ci becchiamo presto, buonsalve gente!

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