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Forever Carlyle – The Lazarus | Recensione

Tempo di lettura: 4 minuti

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Avete mai sentito parlare di Lazarus? Io finora gli avevo dato giusto uno sguardo durante le fiere, ma poco più. Qualche giorno fa ero su internet a spulciare tra alcuni titoli in lingua originale. Sapete no? Quel genere di “indagine” minuziosa che fanno un po’ tutti i “nerdoni”. Sempre a caccia di nuovi spunti, idee ed offerte. Vabbuò ero li al PC, con duecentomila tab aperti che confrontavo prezzi, edizioni e leggevo recensioni. Al solito ste cose non finiscono mai bene e io mi faccio sempre prendere la mano. Fatto sta che al momento della cernita per riempire il carrello, mi trovo di fronte a questo.

Lazarus vol.1

Inutile dirlo: Instant Buy.

Ora, non so dirvi esattamente perché fosse a quel prezzo ridicolo, però che vi devo dire, c’era. A essere onesti per quel prezzo avrei comprato anche il DVD della Wonder Woman di Patty Jenkins. Battutacce a parte, quando ho visto quel prezzo, il criceto che manda avanti la “baracca” – il mio cervello atrofizzato – ha fatto immediatamente il collegamento con la serie che Panini Comics ha pubblicato – in una bella edizione cartonata – sotto l’etichetta 100% HD. L’ingordigia ha fatto il resto. Beh, ora che ho addotto una validissima argomentazione alla mia irrefrenabile smania di sperperare tutti i miei denari, vi dico cosa ne penso di sto Lazarus, scritto da Greg Rucka e disegnato da Micheal Lark.

Lazarus non è nulla di nuovo, però non è scritto male

Lazarus non è nulla di innovativo, questo va detto prima di ogni altra cosa. Basta il primo numero per rendersene conto. La sensazione di deja-vù è lì e c’è poco da girarci intorno.

Si parla di un mondo dall’atmosfera post-apocalittica, in cui l’ordine sociale e le istituzioni – come le conosciamo – sono state spazzate via. Il divario fra classi sociali parte per la tangente e quello che rimane è un territorio amministrato localmente dal pugno di ferro delle “Famiglie”. Seguiamo le vicende di Forever Carlyle, il Lazarus della famiglia Carlyle. Il Lazarus é, lo dice un po’ il nome stesso, un componente della “famiGGHIA” praticamente immortale. Una macchina, utilizzata per governare con i muscoli e condurre operazioni piuttosto perigrose – perdonatemi ho finito da poco la 3° stagione di Narcos e sto ancora elaborando il lutto. Comunque si, su quello potete sta tranquilli, voleranno un sacco de pigne in sto fumetto.

Ovviamente tutto questo porta ad uno dei tanti cliché del genere. Forever è vittima degli eventi ancor più che le sue origini sono tutto, fuorché rosee. Mai na volta che gli vada bene a sti poracci! C’è da dire che, anche se la storia sa di già visto, Rucka mi ha sorpreso. Un buon ritmo narrativo e lo scrittore non si sbottona troppo presto, bruciandosi tutte le sue carte. I quattro numeri che sono raccolti nel primo volume infatti, non sono nient’altro che una breve assaggio di una vicenda che si preannuncia ben più articolata. Sui dialoghi lo scrittore si mette maggiormente in gioco cercando di dare spazio a tutti i personaggi, e lo fa con discreta abilità. I confronti sono serrati, aspri ed è difficile penetrare i pensieri dei personaggi, anche per il lettore. Mi ha ricordato un po’ il Bendis dei tempi di DareDevil: La cupola. Oddio magari paragonandolo a Bendis ho colpito e affondato definitivamente Rucka.

Micheal Lark – Una vecchia conoscenza

Il collegamento col ciclo di Devil non è l’unico. Infatti ai disegni troviamo una vecchia conoscenza del cornetto: Micheal Lark. Era più o meno dai tempi del Daredevil di Brubaker che non vedevo i disegni di questo artista. Ad essere sinceri quello stile rozzo e sporco, scelta di continuità perfetta post Alex Maleev, mi era mancato non poco. Uno stile che va a braccetto con questo genere di storie, in cui il protagonista prende una quantità incalcolabile di mazzate. Le atmosfere che trasudano dalle sue matite sono esattamente come le ricordavo. Le sue chine sono un bagno di sangue per il lettore. Sia nelle scene più concitate, sia in quelle statiche, il suo tratto – tremendamente riconoscibile – rende tutto più cupo e intrigante. Purtroppo i disegni non funzionano così bene in ogni passaggio del volume. Ci sono delle scene di transizione, in cui matite e colori non sembrano trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Lo stile di Lark si schianta contro una colorazione a dir poco P I A T T A. Della serie che le mie piastrelle del bagno hanno più personalità. La riconferma l’ho avuta andando a vedermi altri lavori dello stesso Santiago Arcas, il colorista dell’intera serie (che culo!). E’ un peccato. Un occasione sprecata, perché si percepisce nettamente il carisma del segno di Lark, e i passaggi in cui questo è abbandonato a se stesso dalla colorazione. Con tutti i mostri di coloristi che girano ultimamente sembra così assurdo. Vi lascio in fondo una tavola (tratta da Vixen: Return of the Lion) giusto per farvi capire di cosa parlo.

Conclusioni

La storia, per quanto possa sembrare scontata, è riuscita ad intrattenermi non poco.  Dopotutto era in nomination tra le ‘Best New Series‘ agli Eisner Award del 2014. Quell’anno vinse Sex Criminals di Fraction e Zdarsky, che boh a me non aveva fatto impazzire. Non so se Lazarus vale il prezzo pieno a cui viene venduta, ma devo ammettere che mi aspettavo molto molto peggio da questo volume. Gli riconosco il merito di aver acceso in me un certo interesse e credo che cercherò di recuperare i volumi successivi in futuro. Secondo me se trovate una buona offerta è una lettura a cui dovreste dare una chance.

Qui sotto vi lascio il link per acquistare il volume di cui abbiamo parlato, ad un prezzo scontato su Amazon (contribuendo anche al blog). Noi ci vediamo al prossimo articolo.

Buonsalve!

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