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Ryuko – Un manga alla Paul Pope | Recensione

Tempo di lettura: 3 minuti

Ryuko – Una commento non troppo oggettivo del manga di Eldo Yoshimizu

Le 4 del mattino. Ho appena finito di vedere un’altra puntata di Narcos e ancora non ho sonno. Mi guardo in giro e il mio occhio ricade sulla pigna di fumetti da leggere. Ormai  il mio comodino è diventato un pallet, mi toccherà affittare un muletto per scoprire cosa ho nascosto sotto tutta quella carta. In cima, l’ultimo acquisto della settimana, complici gli sconti Bao Publishing. Insomma tra tanti la scelta è ricaduta su Ryuko di Eldo Yoshimizu.

Ad essere sincero non so se avrei ceduto a questo acquisto se non fosse stato per il 25% di sconto. Ok si l’edizione è cartonata, stampata su carta ben più che dignitosa e in formato “generoso”. PERÒ 17 – no dico d i c i a s s e t t e – fischietti per 256 pagine in bianco e nero. Meh. Per uno che il fumetto giapponese deve ancora imparare ad apprezzarlo che ve lo dico a fare. Vabbè fatto sta che a 12 sbleuri e qualcosina si può fare, quindi se lo volete provare me sa che ve tocca muovevve. Il mio consiglio? FIONDATEVICI. Appena ho aperto il volume le tavole di Eldo Yoshimizu mi sono letteralmente esplose in faccia. Dinamismo e azione tipiche da shonen? Ma manco per il cazzo!  L’autore sembra essersi sparato una dose di andrenalina alla Pulp Fiction. C’avete presente no?

Il trionfo dell’azione sulla trama

Nel bel mezzo di sto viaggetto non potete far altro che abbandonarvi al flusso delle tavole. Un vortice di violenza inarrestabile. Un turbinio di azione pura. Le pagine sono pregne di segni e linee a briglia sciolta. Sembra di stare in un fumetto di Paul Pope a velocità x2.
La griglia? Che roba è? Yoshimizu fa letteralmente quello che vuole con la composizione della tavola. Figure e vignette sovrapposte fanno correre l’occhio del lettore tra le splendide inquadrature cinematografiche. Un caricatore vuoto cade letteralmente tra un istante e il successivo. Un pugno prende il lettore per mano e lo traghetta verso la prossima sberla. La sequenzialità della vicenda è dettata univocamente dal movimento. E’ un manga talmente folle nelle impostazioni che più di una volta ho pensato: “No vabbè qua hai scazzato, ste linee, sti segni so tutti a cazzo e non rappresentano nulla”. Tutte le volte sono tornato sui miei passi perché ogni tavola è costruita ad arte e ogni pezzo che la compone si incastra perfettamente nella narrazione.

Come? Vorreste sapere qualcosa sulla storia? Ma siete sicuri?  Beh, c’è veramente poco poco da dire e se volete questa è l’unica pecca del volume. D’altro canto non avrebbe senso raccontare nessun’altro genere di storia con uno stile del simile. Ergo ce sta bene così. Ah, non ve sta bene? Ok, allora per i più pignoli vi lascio la sinossi che trovate anche sul sito della Bao. 

Non indugio oltre a dirvi quanto mi abbia stregato questo voume perché so che passerei solo per fazioso. Io vi lascio qualche tavola. Dateci un’occhiata, se riuscite sfogliatelo in libreria. Sono abbastanza sicuro che a chi potrebbe piacere non servirà altro per convincersi a prenderlo.

Ah ricordatevi che alla prossima Lucca Comics & Games la Bao porterà come ospite Eldo Yoshimizu.

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