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Cinema Purgatorio – Antologia a cura di Alan Moore | Recensione

Tempo di lettura: 7 minuti

Il progetto crowfunding di Alan Moore: Cinema Purgatorio

Torniamo a  parlare  di fumetti e lo facciamo con una pubblicazione che sfida tutte le tendenze moderne e ripropone la veste di rivista antologica. Stiamo ovviamente parlando di Cinema Purgatorio, serie antologica pubblicata negli USA da Avatar Press e proposta in Italia da Panini Comics.

Giunti al secondo volume siamo finalmente pronti a dirvi la nostra sull’ultima trovata del mago di merda Northampton. Come già ribadito si tratta di una antologia, il che significa che all’interno di un singolo spillato americano troverete diverse storie della durata massima di 8 pagine ciascuna.  Le serie che possiamo trovare all’interno sono 5, con i seguenti team creativi alle spalle:

  • Cinema Purgatorio per i testi di Alan Moore ancora una volta in coppia con Kevin O’Neill;
  • Codice Pru con ai testi quel diavolo di Garth Ennis per i disegni di Raul Caceres (già collaboratore di Ennis per alcuni numeri di Crossed: Badlands);
  • Mod per i testi di Kieron Gillen (lo potrete incontrare a Lucca quest’anno), disegni di Ignacio Calero;
  • Una più perfetta Unione di Max Brooks e Michael DiPascale;
  • The Vast – L’immenso ai testi Christos Gage per i disegni di Gabriel Andrade;

Moore non è nuovo a questo tipo di progetti. Tomorrow Stories, pubblicato sotto l’etichetta ABC (America’s Best Comics) per la Wildstorm, aveva lo stesso impianto. Ho preferito attendere la lettura del secondo volume per avere materiale a sufficienza per scriverne un articolo. Analizzare cinque serie avendo letto una ventina di pagine per storia sarebbe stato un azzardato, quindi andiamo con ordine.

Cinema Purgatorio

Il mago di Northampton torna a far coppia con Kevin O’Neill, un nome e una matita di spessore. La coppia sviluppa una serie di episodi auto-conclusivi nella forma che più si addice al genere delle pubblicazioni antologiche. Le vicende ruotano intorno al cinema surreale, che da il nome alla serie(e alla rivista) e fa da pretesto per la narrazione proiezione di oniriche rivisitazioni cinematografiche. Un episodio muto di rapina, le vicende de ‘ Il fuoco del Rimorso ‘ (eroe dal nome altisonante) e poi via con i cult del cinema e tanti altri. Il filo conduttore è il surreale. Moore ci rende spettatori involontari per assistere a vicende assurde e prive del minimo senso. Storie raccapriccianti, che spiazzano il lettore e ne suscitano l’inquietudine.

Una terza fase per Alan Moore

La realtà è che stiamo assistendo ad una delle fasi terminali della narrativa di Moore. Dopo aver spezzato i cardini del fumetto con Watchmen, il bardo ha tentato in ogni modo di riconciliarsi con la tradizione fumettistica classica. Nel tentativo di smarcarsi da quella che era la tendenza che lui stesso aveva lanciato, Moore aveva progettato l’etichetta ABC proprio in quest’ottica: riportare il lettore alla magia e alla meraviglia del fumetto pre – Watchmen.  Affrancatosi da questo gravoso compito, a Moore non rimane che percorrere un’unica via, che è quella dettata – almeno in parte – dalle sue grandi passioni.  L’orrore e le atmosfere Lovercraftiane divengono quindi predominanti. Ce ne siamo accorti tutti con i suoi ultimi progetti. Providence ne è un esempio lampante. Questa serie non fa eccezione, con le sue atmosfere cupe e destabilizzanti, anche se non nettamente horror.

La meta narrativa del mago

Se c’è una cosa che Moore si porta dietro da sempre è la meta narrativa. Presente anche in questo progetto, in un certo senso cambia radicalmente la prospettiva della serie. Di fronte alla retorica del bardo i personaggi divengono la parodia di se stessi. Non più protagonisti di vicende paradossali ma meri strumenti narrativi. Ciò a cui assistiamo è così assurdo da diventare insignificante di fronte alla  riflessione che viene generata nel lettore. Veniamo messi costantemente di fronte alle potenzialità del mezzo fumetto tramite la sua derisione. Ingranaggi esposti, ritmi narrativi, tutto al servizio di una riflessione che Moore ci porta a fare sulla narrazione. Il bardo riesce ancora una volta nel compito di stupire il lettore con un piccolo gioiello di rimescolamenti e incastri, che dimostra la completa padronanza che quest’uomo ha della narrazione per immagini.

Moore al solito ruba la scena a tutti, ma c’è da dire che non sarebbe stato lo stesso fumetto senza il tratto inconfondibile di Kevin O’Neill. Le sue linee così rigide e fitte evidenziano il focus di ogni vignetta. Il suo tratto contribuisce alle atmosfere dark e cupe, mentre in altri frangenti diviene meno presente, quasi accennato. Netta è la distinzione tra le vicende narrate sullo schermo e quelle che vive il nostro “protagonista”, caratterizzate da toni e griglie più morbide.

Codice Pru

Garth Ennis insieme a Raulo  Caceres ci portano a seguire le vicende di Prudence(Pru), un paramedico della città di New York. Anche qui il surreale la fa da padrone. Insieme al suo  compagno Eric, Pru si ritroverà a soccorrere dei soggetti piuttosto inusuali. Ennis sfrutta il contesto per fare analogie con questioni dei nostri tempi. Lo stile è quello classico dello scrittore irlandese: senza troppi filtri, volutamente greve e molto poco politicaly correct. Il tratto di Caceres è ben presente e dettagliato. Linee piene e chine che soffocano le tavole danno l’idea di sporco (sudicio potremmo dire), viscido in alcuni casi al limite dello splatter. Il disegnatore, meno legato alla griglia rispetto a O’Neill, si lancia in composizioni libere dall’impostazione apprezzabile, ma sembra soffrire in alcune situazioni. A dire il vero non ho apprezzato molto i suoi volti che risultano troppo statici e poco espressivi. Alla fine, la sfanga con una performance senza infamia e senza lode.

Lo stesso Ennis imbastisce una sceneggiatura non particolarmente brillante. Pochi gli spunti interessanti e un intreccio che puzza un po’ di già visto. Aspetto di vedere il  numeri successivi per dargli un giudizio finale. Per ora rimane una lettura carina,  scorrevole ma poco più.

Mod

Mod è l’altro estremo di Cinema Purgatorio. Sembra infatti che Codice Pru sia quasi un cuscinetto tra gli episodi autoconclusivi di Moore e il resto. La narrazione lega strettamente gli episodi uno all’altro in una storia dalle atmosfere post-apocalittiche. Le influenze sono chiaramente quelle dei giochi di ruolo. D’altra parte dal nome c’era d’aspettarselo. Serie dal grande impatto grafico. Assistiamo alle avventure di Fringe, una giovane strampalata, che cerca di riscattare il proprio daimon Monpelouche, perso in seguito ad uno scontro con un altro daimonatrix. Ignacio Calero dà l’impressione di essersi divertito molto nel design delle varie creature. Vignette ricchissime di dettagli ed equipaggiamenti insoliti. Buono il lavoro sulle inquadrature che richiamano le tipiche cut-scene da videogame. Poco presente Kieron Gillen. Non molto chiara la sua scelta di puntare su un progetto seriale in una pubblicazione antologica di questo tipo. Ok, tra i due volumi ci saranno 48 pagine di Mod, ma lo sceneggiatore si prende decisamente i suoi tempi senza premesse troppo accattivanti. A cercare di dirne qualcosa di più sarei un po’ inclemente, quindi aspetterò per giudicare la serie al suo compimento.

Una più perfetta unione

Siamo arrivati al punto dolente di Cinema Purgatorio. Una serie che non ha senso d’esistere. Sarebbe stato più giusto lasciare più pagine di spazio alle altre serie. Una lettura che definire “legnosa” è quasi fargli un complimento. Storia lenta, priva di mordente e di pathos. Leggi le prime 3 pagine e già percepisci la fatica che ti costerà arrivare alla fine. Soldati della guerra di secessione che combattono insetti giganti. UAO! Puzzerebbe già di riempitivo lontano un miglio se non fosse che per i disegni di Michael DiPascale, che ci vuole mettere del suo. Il risultato è quel digitale(credo) piatto e statico che stufa già al primo sguardo. Ogni personaggio ha il carisma di una piastrella e un’espressività che non vi sto a dire. Inoltre, come per Mod non capisco la scelta narrativa, anche se qui è veramente l’ultimo dei problemi.

L’immenso

Chiudiamo con The Vast, tradotto qui in Italia con L’immenso. Christos Gage e Gabriel Andrade ripescano dai film cult di genere kaiju. Una pattuglia viene abbattuta sul luogo di un avvistamento e si trova costretta a procedere via terra dove incontra degli insoliti cuccioli. Incipit semplice, magari anche già visto, ma che procede con un buon ritmo e non annoia. Il punto forte della serie e senz’altro l’apparato grafico. Molto belle le tavole di Andrade che si prende le sue libertà nella composizione quando la scena lo richiede. Il tratto è pulito e molto dettagliato, le chine precise e definite. Anche Gage da un’impronta prettamente orizzontale alla storia ma il ritmo è però ben calcolato. In definitiva una lettura piacevole e da affrontare a mente sgombra.


A conti fatti Cinema Purgatorio è un buon prodotto, specialmente nella veste in cui viene proposto da Panini Comics. Il volume è un tp di 144 pagine in bianco e nero ed è venduto al prezzo di 9,90  euro. Va detto che non tutte le storie sono all’altezza e la più ispirata è senz’altro quella scritta da Moore. Non è forse il volume più adatto per avvicinarsi al mago di Northampton ma se siete dei fan molto probabilmente apprezzerete. D’altronde, Moore sembra proprio essercisi divertito un sacco nello scrivere la serie e questa non può che essere una buona premessa.

Se volete potete trovare i volumi di cui abbiamo parlato (ad un prezzo scontato su Amazon) qui sotto. Per il resto noi ci vediamo un prossimo articolo.

Buonsalve!

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