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Dunkirk- Christopher Nolan | Recensione

Tempo di lettura: 6 minuti

Nolan alla conquista del cinema bellico: Dunkirk

Il 31 Agosto è  uscito nelle sale italiane l’ultimo film del famosissimo regista Christopher Nolan: Dunkirk. Il film racconta le vicende della celebre operazione Dynamo, con cui vennero evacuati circa 300’000 soldati inglesi dalle coste francesi di Dunkerque (Dunkirk). Un episodio chiave della seconda guerra mondiale che avrebbe potuto cambiare le sorti del conflitto se solo i tedeschi non avessero arrestato la loro avanzata verso la manica.

Il regista della trilogia del Cavaliere Oscuro, Memento, Inception cambia completamente tematica e si lancia nella produzione di una pellicola di stampo bellico. Una pellicola a lungo pianificata (quasi 25 anni) le cui riprese sono iniziate soltanto nel Maggio dello scorso anno. Molto lontano dai canoni delle sue precedenti produzioni, Nolan inquadra la vicenda in modo molto chiaro e imbastisce una sceneggiatura asciutta ma efficace. Personalmente non sono un amante del genere bellico e il timore che il tutto potesse risolversi in un “pistolotto aMMerigano” o un documentario “stracciamaroni” ce l’avevo.

Fortunatamente così non è stato, e Dunkirk ha confermato quello che ho sempre pensato del regista: uno che sa il fatto suo. Sia chiaro, non voglio essere di parte ma penso che spesso le critiche che vengono mosse a Nolan siano un po’ prevenute. A giudizio di chi scrive Nolan è, senza voler strafare, un buon regista. In qualche occasione ha voluto strafare, e per alcuni (come me) ci può stare, per altri invece ha dato troppo spazio al suo ego smisurato. Non siamo qui per dissolvere la questione ma per parlare della sua ultima fatica quindi, andiamo avanti.

Il film si basa su un impianto a 3 filoni narrativi: il moloil marel’aria. Nella prima assistiamo alle vicende di tre soldati Tommy (Fionn Whitehead), Gibson (Aneurin Barnard) e successivamente Alex (Harry Styles). I tre riuniti dalla imprevedibilità della guerra, divengono rappresentazione del milione (tra francesi e inglesi) di soldati tagliati fuori dalle linee nemiche e in attesa di imbarcarsi per l’Inghilterra. In mare assistiamo alle vicende del signor Dawson (Mark Rylance), del figlio Peter (Tom Glynn-Carney) e di George (Barry Keoghan) che come tanti civili inglesi in quei giorni si inoltrarono nella Manica per portare in salvo quanti più uomini. Infine, in aria ci vengono mostrate le gesta di 3 Spitfire diretti verso Dunkirk per dare supporto alle truppe sotto fuoco tedesco. I tre piloti sono noti allo spettatore  come Farrier (Tom Hardy), Collins (Jack Lowden) e il caposquadra.

L’idea di tale struttura narrativa è stata un gran “furbata”. Se non sono finito “abbioccato” dopo mezzora è sicuramente grazie a questo escamotage, che frammenta la narrazione, gli da ritmo e la carica di tensione. La notorietà della vicenda, infatti, rischiava di rendere il film un servizio versione estesa della famiglia Angela. Il buon “Christopherone” ha quindi diviso l’intera vicenda in tre lassi temporali diversi, che si intersecano fra di loro.

  • Quello che accade sul molo copre la durata dell’intera operazione Dynamo, circa una settimana
  • In mare assistiamo ad un lasso temporale di 24 ore, una giornata
  • In aria le riprese ci mostrano 60 minuti del volo di ricognizione

Spiegarlo non è forse la cosa più facile del mondo. Le tre linee non procedono solo a velocità diverse (perché di durata temporale differente), ma seguono un andamento non lineare. Non partono tutte dallo stesso instante e non procedono all’unisono verso la conclusione. Il filoni si intersecano di continuo e ciò che osserviamo viene successivamente messo in discussione da un altro filone che ci mostra le vicende da una diversa prospettiva. Questo modo di procedere intricato crea inevitabilmente interesse e tiene lo spettatore incollato allo schermo per l’intera durata del film. Nulla va dato per scontato. Faccio fatica a definirli flashback, perché queste scene non arricchiscono semplicemente una linea temporale dominante (infatti non c’è un vero e protagonista da seguire), ma è l’insieme dei tre filoni che rende il quadro completo dell’evacuazione di Dunkerque.


Nolan gioca molto con la prospettiva, secondo un modo di procedere che accomuna bene o male tutti i suoi film. In questa pellicola però si spinge un po’ più in là, perché cerca in ogni modo di spersonalizzare il film. Guida lo spettatore in una prospettiva corale. Dunkirk, l’operazione Dynamo e la guerra stessa non sono le gesta dei pochi personaggi, di cui conosciamo appena i nomi e di cui seguiamo le vicende nei 106 minuti, ma dramma comune a tutti gli uomini. Lo dimostrano i campi lunghi, il numero di notevole di comparse e veicoli impiegati. Lo ricorda il nemico privo di un vero volto. Il focus è il conflitto con occhio oggettivo, non il conflitto contro i nazisti. Ho apprezzato molto l’onestà con cui è stato affrontato questo film e pur non essendo tra i miei preferiti, credo che sarà difficile trovare qualcosa a cui appigliarsi per screditarlo.

Buonsera Luca, ti scrivo per segnalarti che domani mattina (dalle 9:30 in poi) pubblicheremo la recensione dei primi due volumi di Demon di Jason Shiga. Spero di aver fatto un buon lavoro e di avergli reso un minimo giustizia,perché mi sono piaciuti davvero tanto. Se hai qualche feedback da darci o anche solo qualche consiglio per questo o per i futuri articoli, sono sempre bene accetti. Troverai la recensione a questo link (https://www.comicsauthority.it/2019/01/29/demon-vol-1-2-recensione/). Spero di farti avere notizie al più presto anche per le recensioni del restante materiale che ci hai mandato. Grazie ancora per l'opportunità e buona serata.  Giacomo
Tecnicamente…tecnicamente è un film di Nolan. Ditegli quello che volete ma visivamente è fatto bene. Regia ottima, fotografia è semplicemente mozzafiato, il comparto tecnico da grande produzione. Le scene di volo sono meravigliose e il formato della pellicola rende il tutto più immersivo, con lo spettatore che può seguire in volo a pelo d’acqua le sequenze di combattimento aereo. La parte aerea qui la fa da padrona: inquadrature e movimenti di camera semplici ma di grande impatto. Sulla spiaggia l’occhio della telecamera corre lungo il tratto di costa gigantesco, rendendo a pieno l’enorme portata dell’impresa.

Hardy recita quelle quattro/cinque scene solo con gli occhi, e ci sta bene così. Branagh interpretazione semplice, pulita e convincente in ogni scena. Bene tutti gli altri membri dell’inglesissimo cast. Esplosioni, effetti speciali credibili e montaggio verosimili. Le scene in mare mettono l’accento sulle insidie dell’operazione. I tedeschi infatti non hanno mai sfondato il tratto che li separava dal nemico. La principale insidia era quindi costituita dai bombardamenti aerei, che qui sono resi alla perfezione grazie anche ad un comparto audio di primo ordine.

La tensione si taglia col coltello e forte è il coinvolgimento dello spettatore in più di una sequenza. Il film riesce pienamente nel trasmettere un profondo sentimento d’ansia. Proprio come i personaggi, andando avanti nel film, ci accorgiamo di essere sempre più tesi come una corda di violino, sempre pronti ad aspettarci il peggio. Grande nota di merito in questo senso per il buon Hans Zimmer, che anche in questo film decomprime al massimo l’intro al cardiopalma dei suoi temi, donando suspence a palate nei momenti più concitati. Gli spettatori rimangono “appesi” mentre attendono con ansia trepidante il risolversi della musica e della scena.


In conclusione possiamo dire che è valsa la pena aspettare questo film. Mi sbilancio dicendo che forse molti amanti di Christopher Nolan non si innamoreranno di questo film, mentre non pochi tra i suoi detrattori potrebbero ricredersi. Il mio consiglio è di dargli una chance, specialmente al cinema perché è un film in cui un buon 70% la fa l’esperienza del film. Per farvi capire, in sala dietro di me avevo una ragazza che durante l’intervallo si è lanciata in questa affermazione:

Questo film non serve a niente, non succede nulla e non te ne importa nulla di quello che succede. Serve solo a metterti tanta ansia

Niente di più sbagliato secondo me. Questa pellicola è una vicenda raccontata con tanta onesta nei confronti dello spettatore, confezionata in un prodotto che è molto interessante e dall’aspetto artistico notevole. Non fatemi essere banale ragazzi: il come si racconta una storia nel cinema è importante quanto la storia stessa. E L E M E N T A R E. Quindi fatevi un favore, andate a vedere questo film e poi se volete ne possiamo riparlare.

Vi lascio con un bel link al tema di Dunkirk che magari vi interessa. Noi ci vediamo nel prossimo articolo.

Buonsalve!

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